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Oltremare, arti urbane in una genesi unica.

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L’estate godereccia, spesso cede il connotato alla brutalità.
Mi riferisco a quella delle ferie dalla smodata voglia di vivere come se non ci fosse un domani, quella sudaticcia che si muove e scandisce i giorni tra corpi soffritti, e avanza tra lo sgomitare umano ad affollati banconi di lidi strombazzanti musica atroce e, peggio ancora,riversa tutta la sua demenza in inserzioni di affitto vacanze con variante omofobica. Quell’estate là, che è andata a nozze con l’abuso edilizio, con la svendita, da parte di alcuni, di pezzi di territorio a chi, in cambio di verde, sgualcito, laido denaro, ha la pretesa di farci passare un gasdotto invasivo e ad alto impatto ambientale, come la svolta del nostro progresso, bè quella sordida squallida latrina estiva, qualche volta viene scavalcata, da un’antagonista, un’altra sensata visione del mondo.
Generosa, quanto ampia, umana, carica di civiltà, come soltanto l’arte sa essere, è stata l’azione di riqualificazione urbana svoltasi a San Cataldo, marina leccese, durata una settimana, dal 17 al 23 luglio.
OLTREMARE, Zona temporanea delle arti Urbane, progetto ideato, autofinanziato da 167B Street, laboratorio e spazio espositivo, e dall’organizzazione milanese Artkademy, con il patrocinio del Comune di Lecce, che ha fornito ospitalità a tutti gli artisti presso l’Ostello del Sole di San Cataldo.
Lontani dal mare da movida unta di olio Jhonson, ma coesi soltanto dall’intento di rigenerare un tratto del lungomare Amerigo Vespucci e le sorti di un edificio, da decenni in stato di fatiscente abbandono, artisti provenienti da tutta Italia e da Spagna, Albania e Sud America, hanno lavorato, cooperato e creato un nuovo concetto di sguardo e affaccio sul mare.
E così il mare da sempre tessuto connettivo, placenta ecumenica di connessioni e dispersioni, risacca di partenze, esodi, fughe speranze, ora lambisce uno stuolo di terra rigenerata, che ricambia lo sguardo verso un orizzonte, con un nuovo aspetto: aperto, ripopolato, restituito, soprattutto, ad una sua dimensionalità narrativa, e rispettosa del paesaggio nella sua duplice valenza, naturale ed antropica.
L’identità nuova prende vita e forma, tracciandosi su esplosioni di colori, volti, forme, geometrie che si costruiscono intorno a strutture urbane. Una costellazione dinamica, un linguaggio esplosivo e concettuale, una valorizzazione di personalità e concetti anche territoriali: immenso nella sua straordinarietà Bruno Petrachi, musicista e stornellatore leccese, che da adesso in avanti avrà un affaccio privilegiato sul suo mare. Lavori singolari, autonomi e slegati tra loro, nella sensazione però che ci sia un unanime scopo, un senso di armonia e cooperazione, sia di intenzioni che di narrative. Balza alla vista la geniale creatività, con cui più interventi ricordano l’urgenza del presente minacciato da invasioni ed infiltrazioni,la questione No Tap.
Oltremare: oltre il confine,oltre il senso assiomatico della matematica e delle leggi dei grandi numeri. Un’azione effettiva, pratica, materica, che ci lascia, oltre ad una smisurata, unica bellezza, anche una formula: 1+1= 1. Un messaggio di speranza che si ritrova sulla balconata di tutto l’edificio, evocativo nel senso profondo del concetto di Unione di linguaggi e culture.