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Volve, in una posterzine, il formato del molteplice.

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In un panorama invaso e letteralmente bombardato dal “visivo”, dall’immagine, da una iconodulia sfrenata e martellante, rintracciare ancora qualcosa che, significativamente, si impigli nella retina emozionale di un avventore qualsiasi o di un utente, non è cosa da poco.

Volve è un “prodotto” ad alto impatto emozionale, coinvolge e seduce con un garbo ed una compostezza, che si svelano, piega dopo piega del foglio 50*70, che realizza la posterzine fotografica a cui dà il titolo.

Una sinossi intima, eppure fatalmente semplice, un lessico visivo, un sillabare astratto eppure concreto, a tratti materico, che si dà cadenza semestrale e tema, di volta in volta, differente, attorno a cui, attraverso open call, si riuniscono gli “operati visivi” di fotografi ed illustratori scelti nel panorama attuale.

Un’occasione che crea incontro, offre la scoperta di talenti emergenti, la possibilità di poter materialmente avere ”l’oggetto” cartaceo, pregno di tutto il suo meraviglioso odore di stampa in offset, tra le mani.

Affascinati dalle pieghe che certe situazioni creative possono creare, abbiamo voluto saperne di più e abbiamo acquistato il numero uno, Tema tristezza, elegantissimo e delicato. Soffuso come luci notturne in atmosfere lynchiane, ma pregnante quanto basta perché chiedessimo alla redazione di VOLVEZINE il piacere di una chiacchierata virtuale.”Chiacchierata” alla quale hanno potuto rispondere, esaustivamente, due dei tre membri, infatti il progetto è di Martina Toccafondi, Claudio Fabbro, Lucrezia Cortopassi, redazione dei testi è a cura di Samir Galal Mohamed.

  • Come nasce Volvezine, quale la sua genesi compositiva. Un’esigenza creativa, un incrocio fortunato di menti e sensibilità, uno spazio abitativo possibile per il mondo odierno in cui si seleziona, distribuendosi più tra qualità che tra quantità.

 

Martina: Non c’è stato un momento in cui ci siamo seduti a un tavolo, ci siamo guardati e ci siamo detti: “Facciamo questa cosa in questo modo”. È nato da sé, in modo spontaneo. E sì, la parola incrocio è la più adatta a definirlo: ci siamo incrociati, nel momento giusto, al posto giusto, con menti e sensibilità diverse ma affini. volve è soprattutto uno spazio dove poterci esprimere, uno spazio da poter chiamare nostro.

Claudio: volve è evoluzione e moto costante: non ha inizio né fine, oggi è una posterzine, domani chissà. volve è anche un luogo di incontro e di scambio, un progetto inclusivo e partecipativo di alta qualità.

foto: Matteo Strocchia (courtesy volvezine)
  • È evidente che la posterzine in questione, è frutto di passione ma anche di professionalità. Si denota stile e sapienza, familiarità più che amatoriale con fotografia, grafica, illustrazione e mondo dell’editoria. Quali i vostri background, quali i mondi da cui provenite?

M:  Tutti lavoriamo nella grafica ed è attraverso questa esperienza professionale che ci siamo conosciuti. Il nostro compito è di far dialogare parole e immagini, cerchiamo di fargli fare amicizia. Per questo entrambi coltiviamo una passione non solo per il nostro lavoro ma anche per il mondo fotografico ed illustrativo.

C: L’importante è non operare dentro compartimenti stagni: il nostro “mestiere” ci impone di essere curiosi e sensibili verso tutte le forme espressive, visive e non. Con questa premessa è nata sin da subito la necessità di coinvolgere Samir per aiutarci a dare “voce” al progetto, perché da grafici siamo sempre stati più concentrati sulla forma. Volve nasce nel 2018, in un momento storico nel quale non si può prescindere dal saper gestire abilmente più linguaggi: uno dei nostri obiettivi è espandere il team con persone competenti in materie a noi distanti per aumentare il bacino di utenza e ampliare il nostro raggio d’azione.

foto: Matteo Strocchia (courtesy volvezine)
  • Ho avuto modo di scorazzare un po’ sul web e apprendere, con sommo piacere sinestetico di sensi e mente, che Martina e Lucrezia hanno già un serio “precedente” editoriale sebbene digitale, con Moodboard Magazine. Esperienza visiva differente, ma che portate avanti di paripasso con Volve?

M: Come ci dicevamo spesso all’inizio, volve nasce dalle ceneri di moodboard. Ma da allora il progetto si è naturalmente evoluto, cresciuto, sviscerato. E volve porta il nome di questa evoluzione.

  • Il panorama odierno è pieno zeppo, sovraffollato, specchio riflesso di società di consumi e di velocità. Sfogliando il vostro dizionario di immagini, si entra in contatto con la pacata sensazione di uno svolgersi rallentato. I dosaggi sono essenziali e curatissimi. Sentimento di nostalgia verso le vecchie produzioni a tiratura limitata e soprattutto verso il cartaceo, o l’esigenza di dare uno spazio ampio e poco barocco alla qualità?

M: C’è stato un momento, poco tempo fa, in cui mi sono fermata a guardare volve per ri-conoscerlo come lettrice e la sensazione che ho provato è quella di una pausa. Un luogo sospeso che ti immerge al suo interno come una bolla. In questo credo che siamo riusciti nel nostro intento: rappresentare una sensazione, un’emozione, da affrontare e assaporare con calma.

C: L’unica possibilità per volve di sopravvivere oggi, in un contesto permeato di eccessivo rumore visivo e linguaggi comunicativi scadenti, è di puntare sulla qualità. Crediamo che la qualità di un progetto sia l’unica caratteristica che non possa essere messa in discussione poiché restituisce all’utente una sensazione di gratificazione. La qualità stimola positivamente i sensi: volve ambisce ad allietare la vista, il tatto, l’olfatto.

foto: Matteo Strocchia (courtesy volvezine)
  • Cosa stimola la vostra curiosità visiva oggi e cosa ritenete indispensabile del passato?

M: Quello che mi stimola oggi lo trovo praticamente ovunque: online, nella quotidianità, nell’arte, in un libro (che rimane per me il più grande stimolatore di fantasia visiva e percettiva). Sono molto affascinata dal passato: dalle stampe, dalle copertine dei libri, le fotografie dei vecchi film. Il passato è il mio personale distributore di palette cromatiche.

C: Ciò che più sorprende della comunicazione visiva oggi è il dinamismo. Tuttavia, dal mio punto di vista, la rapidità del fare progettuale contemporaneo necessita di essere compensata con la lentezza. Per questo è necessario guardare al passato, all’artigianalità, al tecnico che che tra un gesto manuale e l’altro lascia tempo ai propri pensieri di decantare. Anche volve nasce dalla pianificazione di ogni aspetto del progetto, prima su carta, poi su monitor. Volve ha quindi in sé una componente artigianale: lo schizzo, il modello, la stampa, la piega e il taglio manuale.

M: In particolare la fase di prototipazione ha richiesto molta pazienza: abbiamo piegato mille fogli, mille volte in mille modi diversi.

C: Non possiamo negare che ci siamo presi del tempo, abbiamo posticipato più volte le nostre scadenze ma lo abbiamo sempre fatto con consapevolezza, spinti dalla necessità di ambire a quella qualità che non si può di certo ottenere con la fretta.

  • Volve è un connubio ideale tra il concetto di “conservazione” grazie al suo srotolarsi e diventare un poster privato, e l’apocope di magazine, che rende più pop le possibilità esplorative. Ciò nonostante il progetto editoriale vede la tiratura limitata in 250 copie. Il valore di una “riproduzione” mai eccessiva la trovo immensamente significativa, ma oltrepassando il mio fanatismo, cosa vi ha condotto alla scelta di una cifra a misura?

M: La scelta è in parte dovuta e in parte voluta. Non abbiamo ancora i mezzi per poter realizzare un prodotto su vasta scala e, a oggi, non ci interessa. Il progetto ha una dimensione intima, privata, che mal si addice a una distribuzione più vasta.

C: Volve è un dizionario sentimentale, tutti provano emozioni, ma questo non significa che le emozioni debbano essere declassate a “prodotto di massa”. Per questo è meglio mantenere una dimensione ridotta, più intima: le emozioni contenute in volve vanno scoperte, ascoltate, interpretate pagina dopo pagina, piega dopo piega.

M: Ci affascinava l’idea di realizzare uno spazio in cui coesistessero più entità, che fosse grande e spazioso, piccolo e intimo allo stesso tempo. Uno spazio multiforme con contenuti diversi in grado di dialogare fra loro per esprimere una sensazione in costante evoluzione. Da qui la scelta del formato: molteplice.

foto: Matteo Strocchia (courtesy volvezine)
  • Il packaging, il sottovuoto in materiale plastico tattilmente irresistibile, un guscio conservativo e cautelativo della preziosità dei due fogli sovrapposti in colori Pantone. Ora, se pur banalmente, come siete arrivati a questa scintilla? Brainstorming concettuali, mission da copy, bravura superlativa di chi si è occupato di rifinire il “tesoro”?

M: L’aspetto più bello è che tutto fatto a mano. Tipografia Reali alla quale ci siamo affidati per la stampa, è un laboratorio quasi artigianale: seguono il lavoro con dedizione e cura nel completo interesse di realizzare un prodotto di qualità. Grazie a loro il progetto è evoluto ben oltre le nostre aspettative. Il packaging, realizzato a mano da noi come tutto il resto, dovrebbe esprimere l’emozione della tristezza per racchiuderla in uno spazio conservativo che una volta aperto non si può richiudere, si può solo affrontare.

C: Il sottovuoto serve a  suggerire una sensazione emotiva in bilico tra il prezioso e l’inquietante. La scintilla è scattata dopo molte ore di confronto. Il nostro percorso creativo, di fatto, non è mai lineare: procediamo per tentativi, spesso sbagliando. Nel team coesistono personalità diverse ma complementari e in occasione di volve siamo stati obbligati a prendere decisioni che potessero compensare le nostre attitudini: è stata un’esperienza altamente formativa.

  • La parola che faccia da chiave di volta tra cartaceo e nuovi orizzonti per l’editoria contemporanea e autoprodotta e i social.

M: Dialogo

C: Partecipazione

  • La distribuzione è spalmata solo online o partecipate a festival di editoria e affini?

M: Siamo stati online solo per questo primo periodo in attesa di essere pronti per partecipare a festival ed eventi. Smaniamo dalla voglia di portare volve in mezzo alle persone, darle un volto e confrontarci con la realtà fuori dalle nostre stanze. Ci saranno presto delle novità.

C: Siamo consapevoli che pubblicare volve solo online sia stata una scelta audace ma è stata dettata da limiti logistici che non potevamo superare prima della fase di lancio. Ora che i tempi sono maturi non vediamo l’ora di portare volve dal digitale al reale, di poter parlare con le persone, di lasciare che la tocchino con mano e di raccogliere feedback per migliorare ulteriormente il progetto.

foto: Matteo Strocchia (courtesy volvezine)
  • Non voglio chiedere anticipi che risulterebbero terribilmente fuori luogo, né, per essere un po’ più attuale, spoilerare, ma cosa possiamo attenderci dal prossimo numero?

M: Abbiamo iniziato a fantasticare tra di noi sul tema del prossimo numero, che per il momento rimane un’incognita. Mi piace pensare che la scelta verrà presa come tutte le altre nel corso del progetto: con naturalezza.
C: Uno degli obiettivi per il prossimo numero è di alzare la qualità del prodotto finale. Il primo numero è stato un ottimo banco di prova, ci dato molte soddisfazioni ma ha messo in luce alcune problematiche da risolvere. Per questo siamo impazienti di rimetterci al lavoro.

  • Ora una tripletta di domande su due piedi, nel senso che sono banali domande a bruciapelo, verosimilmente ovvie ma in fondo abbastanza descrittive:
  1. quale sarà il prossimo film o videoclip che vedrai/vedrete:
    M: Lady Bird
    C:  Don’t knock the rock

       2. il tuo/vostro superpotere preferito:

M: Piromanzia
C: Svegliarsi presto la mattina

3. il poster che da ragazzina/o era il tuo monumento votivo

M: La locandina de “Il mago di Oz”
C: La locandina dell’album “Bad” di Michael Jackson

Potete acquistare Volve, sostenendo così il progetto, oppure, semplicemente, seguire i loro prossimi sviluppi ed anche le loro open call, posando lo sguardo sul loro operato.